problema è che queste non sono chiacchiere da bar, ma il racconto pubblico di chi occupa studi televisivi e colonne di giornali che da anni incassano milioni di euro in finanziamenti diretti e indiretti dallo Stato, cioè da tutti noi. Mentre famiglie e imprese fanno i conti con il caro carburanti e la paura di nuovi rincari energetici, c’è chi si permette di definire “buona notizia” un’operazione militare che aumenta il rischio di guerra allargata e di crisi energetica globale. Dire “Basta soldi ai giornali” significa smettere di finanziare con denaro pubblico chi tifa per la guerra e poi piange, a favore di telecamera, perché il prezzo della benzina sale e i cittadini vengono colpiti. Se un opinionista vuole ringraziare governi stranieri per un attacco che rischia di incendiare il Medio Oriente e mettere in crisi le nostre tasche, lo faccia pure: ma senza chiedere ai contribuenti italiani di pagargli il microfono con cui lo dice. </p>
Da un lato applausi a Trump e Netanyahu per il
“coraggio bellico”, dall’altro ammissione che saremo noi a pagare il conto alla pompa di carburante e in bolletta: se non è contraddizione questa, cos’è. Il…