“blackout” sulle prime pagine, ma solo per qualche ora, giusto il tempo di un titolo. Il rischio blackout energetico in Italia non è fantascienza: dipendiamo ancora da rotte fragili per gas e petrolio, da centrali vecchie e da una rete elettrica che deve reggere contemporaneamente condizionatori, pompe di calore, auto elettriche e industrie energivore. Ogni volta che esplode una crisi internazionale, lo vediamo subito alla pompa di benzina e nelle bollette, ma nessuno ha il coraggio di dirlo fino in fondo: se salta un pezzo della catena energetica globale, l’interruttore rischia di spegnersi a casa nostra, non in un manuale di geopolitica. E mentre si regalano miliardi in armi e grandi opere inutili, si rinviano gli investimenti su reti intelligenti, rinnovabili diffuse, accumuli e piani seri di efficienza energetica che ridurrebbero davvero il rischio di blackout. Parlare oggi di rischio blackout energetico non è allarmismo, è realismo: o l’Italia decide di prendersi sul serio la propria sicurezza energetica, diversificando le fonti e modernizzando la rete, oppure continueremo a vivere con la paura che un missile lanciato a migliaia di chilometri di distanza spenga la luce nel nostro salotto. </p>
Rischio blackout energetico: perché l’Italia
è appesa a un filo (e nessuno ce lo dice davvero) Viviamo in un Paese dove basta una guerra nel Golfo, una crisi del gas o una linea ad alta tensione che salta per far tornare la parola…