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Missile su un giornalista in diretta: perché Israele

Missile su un giornalista in diretta: perché Israele

è il paese che uccide più reporter al mondo Post virale  Le immagini sono agghiaccianti: un corrispondente di Russia Today sta parlando in diretta dal sud del Libano, vicino al…

ponte di Qasmiyeh, quando un missile israeliano esplode a pochi metri alle sue spalle. Il reporter Steve Sweeney e il cameraman Ali Rida Sbeity, chiaramente identificati con giubbotti &ldquo;PRESS&rdquo; e veicolo marcato, vengono feriti dalle schegge e portati in ospedale. Se il missile fosse caduto appena qualche metro pi&ugrave; avanti, oggi parleremmo di due giornalisti uccisi in diretta mondiale. Mosca parla di attacco deliberato e punta il dito contro Israele, ricordando che non &egrave; un caso isolato: secondo il Committee to Protect Journalists, il 2025 &egrave; stato l&rsquo;anno pi&ugrave; mortale di sempre per la stampa, con 129 giornalisti e operatori media uccisi nel mondo, di cui oltre due terzi attribuiti alle operazioni israeliane a Gaza e in Yemen. In altre parole: da quando esistono le statistiche del CPJ, nessun governo ha mai ucciso cos&igrave; tanti giornalisti in un solo anno quanto Israele. L&rsquo;IDF respinge l&rsquo;accusa di &ldquo;bersaglio intenzionale&rdquo; e parla di attacchi a infrastrutture usate da Hezbollah, ma la dinamica del caso RT &ndash; come di molti precedenti a Gaza, dalla morte di Shireen Abu Akleh al bombardamento delle tende stampa &ndash; alimenta un sospetto sempre pi&ugrave; difficile da ignorare: quando i reporter sono troppo vicini alla linea del fuoco, finiscono per diventare essi stessi un obiettivo. La posta in gioco va oltre la sorte di un singolo team televisivo: se raccontare la guerra diventa un mestiere punito con la morte o con &ldquo;incidenti&rdquo; ripetuti, il risultato &egrave; una guerra senza testimoni, dove l&rsquo;unica versione dei fatti rimasta in campo &egrave; quella dei comandi militari. Per chi crede che la verit&agrave; sul massacro di civili &ndash; in Libano, a Gaza, in Israele o altrove &ndash; sia un diritto e non un lusso, difendere i giornalisti sotto le bombe non &egrave; una questione corporativa: &egrave; l&rsquo;ultima linea di difesa tra noi e il buio totale.</p>

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