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I missili sembrano quasi colpire solo da una parte: vediamo

I missili sembrano quasi colpire solo da una parte: vediamo

a ripetizione le immagini dei lanci iraniani fermati dalle difese, mentre ciò che accade realmente sul territorio israeliano e nelle basi USA nel Golfo appare spesso fuori campo. Secondo…

alcune ricostruzioni critiche, questo non &egrave; casuale: in Israele sarebbe in vigore una normativa che rende penalmente perseguibile chi filma con lo smartphone l&rsquo;impatto di missili e le distruzioni, riducendo cos&igrave; la circolazione di video spontanei e il flusso di informazioni dal basso. Sul piano militare, l&rsquo;analisi sottolinea un punto chiave: l&rsquo;Iran non sarebbe pi&ugrave; il bersaglio passivo di un tempo, ma un attore in grado di colpire con durezza sia Israele sia le strutture strategiche statunitensi nel Medio Oriente. Grazie anche al supporto di Russia e Cina &ndash; assistenza balistica e capacit&agrave; di tracciamento satellitare &ndash; Teheran avrebbe prima neutralizzato i radar di allerta precoce nelle basi USA, riducendo il preavviso da oltre un quarto d&rsquo;ora a pochi minuti, e poi messo sotto attacco installazioni in Qatar, Arabia Saudita, Emirati e Bahrain, considerate per anni il pilastro del controllo americano sulla regione e sulla stabilit&agrave; delle petromonarchie legate al dollaro. Se questo quadro venisse confermato, le conseguenze sarebbero notevoli: basi costate miliardi di dollari danneggiate o rese inservibili, decine o centinaia di vittime tra i militari statunitensi e la percezione, all&rsquo;interno degli stessi Paesi del Golfo, che il &ldquo;gendarme americano&rdquo; non sia pi&ugrave; in grado di garantire sicurezza a costo zero. Da qui nasce anche il tema della comunicazione: mentre i bollettini ufficiali parlano di poche perdite e di difese efficaci, le fonti alternative insistono su numeri molto pi&ugrave; alti e su un uso mirato dei missili iraniani contro hotel e strutture civili trasformate in basi logistiche, scenario destinato a pesare sul consenso interno di Donald Trump e sul rapporto tra opinione pubblica americana e nuove operazioni militari in Medio Oriente. In un contesto cos&igrave; opaco, la vera sfida per chi vuole capire cosa sta succedendo non &egrave; solo seguire i comunicati ufficiali, ma incrociare fonti diverse, verificare i dati e domandarsi quanto la guerra dell&rsquo;informazione stia diventando, ancora una volta, parte integrante della guerra sul campo. </p>

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