del format, sono scese rapidamente sotto i 2 milioni di spettatori e intorno al 14–15% di share, con picchi al ribasso di circa il 13%, minimo storico per un programma di punta di Canale 5. Il problema non è solo numerico, ma strutturale. Dopo 23 anni di messa in onda, critici e addetti ai lavori descrivono il Grande Fratello come un format “abusato”, trasformato in un teatrino iper-scritto dove spontaneità e “esperimento sociale” sono stati sostituiti da dinamiche forzate, ripescaggi improbabili e strategie disperate per tenere alta l’attenzione. Il doppio appuntamento settimanale, pensato per rilanciare gli ascolti, ha finito per logorare ancora di più il pubblico, che ha iniziato a disertare le dirette preferendo fiction e streaming. Mediaset si trova così davanti a un bivio: chiudere o rivoluzionare un marchio che non vuole (e non può) bruciare del tutto, ma che ormai non è più in grado di fare la differenza in palinsesto. Le riunioni d’emergenza, gli aggiustamenti nel daytime e le campagne promozionali aggressive non hanno invertito la rotta, perché il vero corto circuito è tra un pubblico cambiato – più esigente e meno disposto a seguire ore di litigi e dinamiche costruite – e un format rimasto prigioniero del 2000. Il “Grande Fratello” non è crollato in un giorno: si è consumato lentamente, puntata dopo puntata, fino a diventare ciò che molti spettatori oggi vedono in palinsesto: un grande flop difficile da rianimare. </p>
Per oltre vent’anni il Grande Fratello è stato
il simbolo della televisione commerciale italiana, ma le ultime edizioni hanno certificato un crollo difficilmente recuperabile. Le puntate guidate da Simona Ventura, lanciate come grande rilancio…